I grandi quantitativi di legna rinveniente dagli ulivi colpiti da Xylella fastidiosa nel Salento vanno smaltiti, ed è un’urgenza che si sta già affrontando in larga parte attraverso metodologie tradizionali di eliminazione.
Il Task 4.3 del Progetto di Ricerca e Sviluppo Rigenerazione Sostenibile dell’agricoltura nei territori colpiti da Xylella fastidiosa, svolto sotto l’egida del DAJS, offre però, con uno sguardo più ampio, nuovi spunti di riflessione su: come costruire una filiera energetica agricola capace di funzionare anche quando l’eccesso di biomassa derivante dall’emergenza Xylella sarà esaurita.
La ricerca è stata coordinata dal professor Arturo de Risi dell’Università del Salento, tra i massimi esperti di agroenergie.
Tecnologie consolidate per un’energia che duri nel tempo
Il lavoro ha preso avvio da un’ampia analisi della letteratura scientifica sulle tecnologie di valorizzazione energetica delle biomasse legnose. La scelta metodologica è stata quella di escludere approcci sperimentali o non ancora pienamente commerciali, per concentrarsi su tecnologie moderne e facilmente bancabili realmente applicabili nel Salento. Una seconda analisi ha riguardato il quadro normativo nazionale e pugliese relativo alla realizzazione e all’esercizio di impianti alimentati da biomasse di origine vegetale. Obiettivo: fornire basi operative solide, capaci di tradurre la sostenibilità tecnica in scelte concretamente realizzabili.
La “fotografia” energetica del territorio
È stata creata una mappatura dettagliata degli impianti a biomasse legnose presenti nel Salento. I dati del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), relativi sia alla produzione termica sia a quella elettrica, sono stati rielaborati tramite metodologia GIS facendo uso di software open source (QGIS) per la massima semplicità di consultazione e organizzati su base comunale, restituendo una lettura puntuale della capacità energetica già installata.
Il quadro che emerge mostra una buona diffusione di impianti per la produzione di energia termica alimentati a biomasse solide, prevalentemente di piccola e media taglia. La provincia di Lecce presenta il dato aggregato più consistente, con una potenza termica utile installata pari a 42.141 kW, all’interno di una rete diffusa che comprende 1.882 impianti con potenze comprese tra 10 e 50 kW. Si tratta di un modello energetico capillare, fortemente legato all’autoconsumo e alla dimensione privata.
Osservando la distribuzione comunale, il valore più elevato di potenza termica installata si registra a Martina Franca, in provincia di Taranto, con 2.895 kW dichiarati al GSE. Questo dato conferma come l’utilizzo della biomassa segua dinamiche territoriali specifiche, legate alla struttura produttiva locale.
Diverso è il quadro della produzione elettrica, che appare molto più concentrata. Gli impianti termoelettrici a biomasse solide censiti risultano limitati e puntuali, come nel caso di Calimera, in provincia di Lecce, con una potenza utile di 999 kW, e di Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, con 200 kW. Questa differenza tra diffusione del termico e concentrazione dell’elettrico rappresenta un elemento chiave per comprendere le scelte tecnologiche future.

Scenari impiantistici e sostenibilità economica
La ricerca prosegue con un’indagine di fattibilità tecnico-economica, condotta attraverso simulazioni realizzate con il software RETScreen. Sono stati analizzati due scenari: un impianto cogenerativo con una potenza elettrica di circa 1 MWe e una potenza termica di circa 4 MWt, e un impianto dedicato alla sola produzione di energia elettrica, con una potenza di picco di circa 5 MWe.
Le simulazioni consentono di stimare l’energia prodotta, l’impatto ambientale in termini di riduzione di emissioni di CO₂, calcolate secondo i fattori di conversione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Infine, i tempi di ritorno economico degli investimenti. La sostenibilità ambientale viene così letta insieme a quella economica, condizione essenziale per una diffusione reale delle soluzioni proposte.
Biomassa emergenziale e biomassa strutturale
Uno dei contributi più rilevanti del Task 4.3 riguarda la distinzione tra la biomassa legata all’emergenza Xylella e quella destinata a sostenere il sistema nel lungo periodo. Il legno degli ulivi colpiti rappresenta una disponibilità straordinaria ma temporanea e in parte già smaltita. Per questo la ricerca guarda avanti e analizza i tempi di formazione della nuova biomassa, legata alle potature dei nuovi impianti di ulivo e di altre colture agricole, valutando la continuità della risorsa nel medio e lungo periodo.
In questo quadro, la quantità di biomassa disponibile emerge come il fattore decisivo nella localizzazione degli impianti, una volta scorporata la quota destinata al consumo domestico. A essa si affianca il tema del raggio di approvvigionamento, oltre il quale i costi economici e ambientali del trasporto rischiano di annullare i benefici della valorizzazione energetica.

Prossimità, trasporto e scelte tecnologiche
Il lavoro mette in evidenza un equilibrio delicato. Da un lato è opportuno contenere il raggio di azione degli impianti entro pochi chilometri, per ridurre costi ed emissioni. Dall’altro, gli scarti legnosi, in quanto materia organica, non possono essere lasciati a lungo sul campo senza degradarsi. In assenza di impianti adeguati sul territorio, il trasporto verso destinazioni più lontane può risultare comunque preferibile rispetto alla perdita totale della risorsa.
Questa considerazione rafforza il ruolo delle scelte tecnologiche e infrastrutturali come elementi centrali non solo nella gestione dell’emergenza, ma nella costruzione di una filiera energetica agricola stabile.
Scenari energetici e limiti agricoli
Nel corso dello studio vengono presi in esame anche scenari alternativi dal punto di vista energetico, come l’ipotesi di sostituzione parziale degli uliveti distrutti da Xylella con querceti. Tali valutazioni hanno tuttavia un valore puramente analitico e mostrano come sia possibile integrare soluzioni energeticamente efficienti mantenendo la redditività agricola e con l’identità produttiva del territorio pari ai valori ante Xylella. La rigenerazione sostenibile, emerge chiaramente, non può prescindere da colture produttive capaci di generare reddito.
Oltre il legno: sottoprodotti ed energia in azienda
Nelle fasi finali, la ricerca amplia lo sguardo ai sottoprodotti agroalimentari, analizzando un modello di valorizzazione energetica applicabile direttamente alle imprese agricole. In particolare viene studiata la carbonizzazione idrotermale degli scarti della lavorazione delle olive, evidenziando come questa tecnica possa contribuire all’efficientamento energetico e alla produzione di energia pulita, rafforzando l’autonomia delle aziende.
Una guida per investire nell’energia verde agricola
Il Task 4.3 restituisce un quadro tecnico e operativo che va ben oltre la gestione dello smaltimento del legno derivante dalla Xylella. Integrando dati territoriali, vincoli normativi, simulazioni economiche e valutazioni logistiche, la ricerca offre strumenti concreti consultabili sulla piattaforma DAJS ATLAS per imprenditori agricoli, tecnici e progettisti interessati alla realizzazione di nuovi impianti di energia verde. All’interno del disegno complessivo del DAJS per la Rigenerazione Sostenibile, questo lavoro contribuisce a trasformare una crisi fitosanitaria in una base per costruire infrastrutture energetiche durature.
A cura dell’Ufficio Comunicazione Dajs – dajscomunicazione@gmail.com