Il Task 3.4 coordinato da Maria Vincenzo Chiriacò (CMCC) apre alla visione di un territorio identitario ad emissioni zero
Un distretto agricolo che punta alla neutralità climatica
Nel progetto di “Rigenerazione Sostenibile dell’Agricoltura nei territori colpiti da Xylella fastidiosa”, il Task 3.4, coordinato da Maria Vincenza Chiriacò del CMCC insieme a Gabriele Pizzileo, rappresenta uno dei pilastri più strategici dell’intero percorso. Il lavoro si è concentrato su un obiettivo ambizioso: guidare il Salento verso un futuro carbon neutral, definendo una visione di lungo periodo coerente con le politiche europee e con l’Accordo di Parigi. La domanda chiave era semplice e radicale: può il territorio diventare un modello di agricoltura sostenibile, capace di ridurre le emissioni e restituire valore al paesaggio?
Il territorio dopo la Xylella: un paesaggio da ricostruire
La Xylella non ha colpito solo una coltura, ma un sistema identitario. La perdita di migliaia di ettari di oliveti ha trasformato il volto del Salento, compromettendo la stabilità economica delle comunità rurali e lasciando un’eredità complessa in termini di sostenibilità ambientale. In questo scenario, il Task 3.4, sviluppato sotto l’egida del DAJS, ha messo al centro un approccio integrato, scientificamente rigoroso e allo stesso tempo orientato alle esigenze operative del territorio, con l’obiettivo di valutare le emissioni generate dal comparto agricolo e individuare nuove strategie di gestione capaci di trasformare la crisi in un’opportunità.
Emissioni e assorbimenti: la fotografia climatica del Salento
Per comprendere lo stato attuale, il gruppo di ricerca ha applicato metodologie riconosciute a livello internazionale, dagli standard dell’IPCC ai protocolli del Life Cycle Assessment. L’analisi ha stimato che il settore agricolo e zootecnico salentino produce complessivamente circa 904 Gg (quasi un milione di tonnellate) di CO₂ equivalente all’anno, una quantità generata soprattutto dalle lavorazioni agricole, dalle concimazioni, dai trattamenti fitosanitari, dalla gestione degli allevamenti e dal consumo di energia.
Accanto alle emissioni, è stata valutata la capacità di assorbimento del carbonio da parte degli ecosistemi naturali, in particolare le aree forestali e le zone di macchia mediterranea, che rappresentano una risorsa preziosa per riequilibrare il bilancio climatico del territorio.
Pratiche sostenibili per invertire la rotta
Una volta definita la fotografia delle emissioni, il passo successivo è stato individuare le azioni più efficaci per ridurre l’impatto climatico dell’agricoltura salentina. La ricerca ha mostrato l’importanza di introdurre pratiche di gestione più efficienti dei fertilizzanti e dei residui delle potature, di promuovere tecniche di agricoltura conservativa e biologica, di integrare soluzioni energetiche come il fotovoltaico aziendale e di riforestare le aree abbandonate o gli oliveti non più produttivi colpiti dalla Xylella.
Le simulazioni condotte indicano un risultato sorprendente: se adottate in modo coordinato, queste pratiche permetterebbero di raggiungere un potenziale di mitigazione compreso tra 1138 e 1494 Gg di CO₂ equivalente all’anno (ovvero tutti i gas serra prodotti), superando le emissioni attuali del comparto agricolo. Ciò significa che il distretto potrebbe non solo raggiungere la neutralità climatica, ma addirittura trasformarsi in un assorbitore netto di carbonio.
PlanT-CC: lo strumento che guida le scelte del futuro
Uno degli output più innovativi del Task 3.4 è PlanT-CC, un supporto decisionale pensato per agricoltori, tecnici, decisori politici e cittadini. Questo strumento permette di valutare l’impatto ambientale di un’azienda agricola in termini di emissioni di gas serra e consente di stimare come tali emissioni possano essere ridotte adottando pratiche sostenibili.
PlanT-CC, inoltre, analizza la vocazionalità climatica di oltre cento specie agricole e forestali, combinando i dati attuali con le proiezioni al 2050. Offre indicazioni sulle colture più adatte alle condizioni presenti e future, suggerisce alternative per le aree colpite dalla Xylella, segnala i fabbisogni irrigui e integra informazioni sui patogeni che potrebbero minacciare le coltivazioni. In questo modo, diventa uno strumento accessibile e scientificamente fondato per pianificare colture resilienti, sostenibili e coerenti con il futuro climatico del Salento.
Oltre la sostenibilità: verso un marchio “Carbon Neutral Salento”
Il Task 3.4 non si è limitato ad analizzare le emissioni o a proporre soluzioni di mitigazione, ma ha gettato le basi per un percorso economico innovativo. La prospettiva è quella di costruire un marchio territoriale del cibo salentino carbon neutral, capace di valorizzare le aziende agricole che adottano pratiche virtuose e di generare crediti di carbonio spendibili sul mercato volontario. Questo passaggio apre nuove possibilità per gli agricoltori, che potrebbero trarre benefici economici non solo dalla produzione agricola ma anche dal valore ambientale generato dalle loro scelte.
Rigenerazione agricola come rigenerazione culturale
Il lavoro di Maria Vincenza Chiriacò e del suo gruppo rimette al centro un’idea precisa: il paesaggio agricolo non è solo suolo produttivo, ma patrimonio identitario e culturale. Rigenerarlo significa costruire un ponte tra passato e futuro, conservare ciò che è stato e allo stesso tempo sperimentare nuovi modelli colturali e nuovi modi di abitare il territorio. La sostenibilità diventa così una forma di tutela dell’identità salentina e un investimento nella vitalità futura delle comunità rurali.
Un modello nazionale per il Mediterraneo
I risultati del Task 3.4 indicano che il Salento può diventare un laboratorio nazionale e mediterraneo per la decarbonizzazione dell’agricoltura. La combinazione di analisi scientifica, strumenti tecnologici avanzati e strategie territoriali offre un modello replicabile in altre aree climatico-ambientali fragili, mostrando che la neutralità climatica non è una visione utopistica ma un traguardo raggiungibile.
Una strategia di lungo periodo guidata dal DAJS
Il contributo del Task 3.4 si inserisce in una strategia più ampia che il DAJS sta portando avanti con continuità, coinvolgendo istituzioni, comunità rurali e sistema della conoscenza. La neutralità climatica, in questo quadro, non rappresenta solo un obiettivo tecnico, ma una vera e propria leva di rigenerazione territoriale. Il lavoro svolto ha dimostrato che, integrando scienza, innovazione e identità locale, la crisi generata dalla Xylella può trasformarsi in una straordinaria opportunità di ripartenza per l’agricoltura salentina.
A cura dell’Ufficio Comunicazione Dajs – dajscomunicazione@gmail.com

