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Task 1.1 – Un viaggio nella “mente” degli agricoltori

Leader Task: CIHEAM Bari

SINTESI
Il Task 1.1 guidato da Yari Vecchio (CIHEAM Bari) svela come pensano gli imprenditori agricoli salentini e perché il patrimonio culturale è la chiave della rigenerazione.
TASK

Il Task 1.1 guidato da Yari Vecchio (CIHEAM Bari) svela come pensano gli imprenditori agricoli salentini e perché il patrimonio culturale è la chiave della rigenerazione

Nel cuore del grande progetto di Rigenerazione Sostenibile promosso dal Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino (DAJS), il Task 1.1, coordinato da Yari Vecchio del CIHEAM Bari, compie un passo innovativo: leggere il territorio non solo attraverso dati economici e demografici, ma attraverso una lente preziosa, quella del suo patrimonio culturale agricolo.
Per capire come ricostruire il Salento dopo la Xylella, infatti, non basta osservare i campi: bisogna comprendere la storia, la cultura rurale, le comunità e soprattutto la mentalità degli agricoltori che abitano questo paesaggio.

Una fotografia del territorio: luci, ombre e trasformazioni profonde

La fase diagnostica coordinata da Vecchio ha raccolto e sistematizzato un vasto patrimonio di dati: report socio-economici, analisi demografiche, studio delle filiere produttive, matrici SWOT e valutazioni dell’impatto della Xylella sul tessuto agricolo e sociale. Questa ricognizione mostra un Salento sospeso tra resilienza e vulnerabilità. Da un lato, settori come turismo e agroalimentare di qualità (Dop e Igp) conservano una buona dinamicità; dall’altro, persistono criticità strutturali: aziende troppo piccole, spopolamento giovanile, mercato del lavoro fragile.

Il paesaggio, elemento identitario fondamentale, appare come un archivio vivente della storia agricola del Salento: un patrimonio culturale che la Xylella ha ferito ma non cancellato. Il valore simbolico, economico e ambientale degli uliveti rappresenta il punto di partenza per immaginare un futuro rigenerato che tenga insieme memoria e innovazione.

Comprendere la “testa” degli agricoltori per progettare il futuro

Uno degli aspetti più innovativi del Task 1.1 è l’uso della Q-Methodology, uno strumento usato in psicologia e nelle scienze sociali che non fotografa solo ciò che gli agricoltori fanno, ma ciò che pensano. Grazie alle interviste, alla consultazione degli stakeholder, a un’attenta analisi culturale del territorio e all’utilizzo dell’analisi fattoriale per identificare pattern comuni, il gruppo di lavoro guidato da Yari Vecchio ha individuato quattro diverse visioni della rigenerazione agricola.

Queste quattro “anime” non rappresentano mere categorie economiche, ma vere e proprie culture agricole, punti di vista profondamente radicati nel modo in cui le comunità leggono il paesaggio, interpretano la crisi e immaginano il futuro.

  1. L’anima ecologica: i Rigenerativi

Per questo primo profilo, il paesaggio non è solo un insieme di appezzamenti, ma un’eredità da custodire. La rigenerazione passa da una riconciliazione con la natura. La biodiversità diventa un valore primario e l’obiettivo non è solo produrre, ma riparare. Questa visione affonda le sue radici nella tradizione contadina, nell’idea del campo come organismo vivente. Un elemento fortemente identitario che, secondo il task leader Vecchio e il suo team, costituisce una delle chiavi per ricostruire una relazione armonica tra passato e futuro.

  1. L’anima di mercato: i Produttivisti pragmatici

Il secondo gruppo assegna alla sostenibilità economica un ruolo centrale.
Qui la rigenerazione è vista come un processo che deve garantire prima di tutto reddito, efficienza, competitività. Le aziende orientano le scelte colturali in base alla domanda e credono nel potenziale delle filiere integrate. Questa visione non è in contrasto con la tradizione: rappresenta anzi l’espressione di una cultura agricola che storicamente ha sempre adattato colture e tecniche alle esigenze della sopravvivenza economica delle famiglie rurali.

  1. L’anima scientifica: gli Ottimisti tecnologici

Per questo profilo, il futuro non si costruisce tornando indietro, ma andando avanti con decisione. Sono gli agricoltori che vedono nella ricerca, nei dati e nelle tecnologie avanzate – dall’agricoltura di precisione ai sistemi digitali – la vera strada per affrontare sia la crisi climatica che quella produttiva.

Anche in questo caso, sottolinea il gruppo di lavoro, emerge un legame culturale profondo: una parte del territorio ha sempre guardato con curiosità all’innovazione, integrandola nel proprio modo di coltivare.

  1. L’anima sistemica: i Sostenitori dell’economia circolare

Il quarto gruppo, infine, interpreta la rigenerazione come un processo di efficienza e riciclo: riduzione degli sprechi, riutilizzo degli scarti agricoli, chiusura dei cicli dei nutrienti. Questa tipologia di agricoltori si colloca in una posizione intermedia tra tradizione e innovazione, recuperando antiche pratiche circolari e integrandole con nuovi modelli di gestione. È una visione che si radica nella cultura contadina del “non si butta nulla”, reinterpretata in chiave moderna per rispondere alle sfide climatiche.

Un territorio, quattro culture: la fine dell’“agricoltore tipo”

La scoperta di queste quattro visioni è il contributo più rilevante del Task 1.1: non esiste un unico modello agricolo salentino, ma una pluralità di sguardi e identità. Ignorare questa complessità significherebbe costruire un Piano di Rigenerazione inefficace.

Il lavoro coordinato da Yari Vecchio sottolinea infatti che il futuro del Salento dovrà essere flessibile, inclusivo e capace di integrare tutte e quattro le “anime” agricole: sostenere chi punta sulla rigenerazione ecologica; accompagnare chi scommette sulla tecnologia; rafforzare la competitività delle aziende orientate al mercato; valorizzare le pratiche circolari come ponte tra tradizione e futuro. Un mosaico di approcci diversi, tutti indispensabili per ricomporre un territorio frammentato.

Rigenerazione come continuità culturale: il ponte tra passato e futuro

In tutto il lavoro emerge un messaggio chiave: il patrimonio culturale agricolo è il vero filo rosso che può unire le strategie del futuro.
La Xylella ha distrutto gli alberi, ma non il valore simbolico, identitario e comunitario dell’olivo e del paesaggio rurale.

La rigenerazione sostenibile, sostiene il team del Task 1.1, non può avvenire solo con nuove tecniche o modelli produttivi: deve rispettare e riattivare quel patrimonio di saperi, relazioni e tradizioni che fa del Salento una terra unica nel Mediterraneo.

Conclusione: una rigenerazione che nasce dalla complessità

Il Task 1.1 coordinato da Yari Vecchio si conclude con una consapevolezza fondamentale: la Xylella ha cambiato il paesaggio, ma ha anche aperto uno spazio nuovo, in cui il territorio può reinventarsi a partire dalle sue radici culturali. Sotto la guida del DAJS e con il contributo di tutto il gruppo di lavoro, questa ricerca restituisce non solo dati ma una mappa culturale, indispensabile per progettare un futuro agricolo resiliente, innovativo e fedele alla storia del Salento. Una rigenerazione che nasce dalla complessità, e che proprio in quella complessità trova la sua forza.

A cura dell’Ufficio Comunicazione Dajs – dajscomunicazione@gmail.com

STRUMENTI
Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino
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