Tra il 2031 e il 2050 la temperatura media del Salento potrebbe aumentare fino a due gradi rispetto al periodo 2011–2030. Le proiezioni climatiche mostrano una transizione netta: dal temperato umido verso un clima mediterraneo caldo e, in alcune aree, semi-arido. Un cambiamento che ridisegna le condizioni per le coltivazioni e pone nuove sfide per l’agricoltura del territorio.
Nel progetto di Ricerca e Sviluppo “Rigenerazione Sostenibile dell’agricoltura nei territori colpiti da Xylella fastidiosa”, svolto sotto l’egida del DAJS, il Task 3.2 del WP3 “Clima e Cambiamenti Climatici” compie un passo decisivo: porta l’analisi dal “qui e ora” al futuro prossimo. Il Task è coordinato da Sergio Noce, con il contributo di Gabriele Pizzileo e Maria Vincenza Chiriacò, e nasce con un obiettivo molto concreto: capire come il clima potrebbe cambiare nei decenni successivi e che cosa questo potrebbe significare per le risorse dei territori e per l’agricoltura salentina.
Dal Task 3.1 agli scenari futuri: perché serve una bussola scientifica
Il Task 3.2 rappresenta il naturale seguito del Task 3.1. Se nella fase precedente erano stati analizzati il clima recente del Salento e i rischi già presenti per le colture, qui l’attenzione si sposta verso il domani, per stimare l’evoluzione di temperature, precipitazioni e fenomeni estremi nei prossimi decenni. Gli scenari climatici utilizzati sono ad alta risoluzione e non servono solo a dire “farà più caldo” o “pioverà di meno”: permettono di tradurre le proiezioni in informazioni operative, mostrando quali colture potrebbero continuare a essere coltivate, quali potrebbero risultare più a rischio e quali opportunità potrebbero emergere. In parallelo, lo studio include anche la valutazione della suitability forestale di alcune specie target, già diffuse sul territorio o potenzialmente idonee a interventi di riforestazione e rinaturalizzazione nelle aree agricole più colpite dalla crisi della Xylella. Il risultato complessivo è una “bussola” scientifica utile per agricoltori, tecnici e istituzioni in un contesto ambientale in rapida trasformazione.
Dati climatici 2031–2050: lo scenario e i 30 indicatori agro-climatici
La metodologia combina proiezioni climatiche, indicatori agro-climatici e strumenti di modellazione, così da ottenere un quadro integrato delle condizioni presenti e future. I dati climatici futuri provengono da dataset europei e si basano su uno scenario che prevede una riduzione parziale delle emissioni di gas serra, con proiezioni riferite al periodo 2031–2050. A partire da questi dati vengono calcolati 30 indicatori agro-climatici utili a valutare fenomeni chiave per l’agricoltura: stress idrico e termico, siccità prolungate, ondate di calore e anche condizioni favorevoli allo sviluppo di fitopatie.
Dall’analisi al supporto decisionale: applicativo, GIS e geodataset
Dai dati e dagli indicatori nasce anche uno strumento applicativo: un applicativo in grado di confrontare i requisiti termici e idrici delle colture con i dati climatici, sia storici sia futuri, e di stimarne la vocazionalità. Parallelamente, i modelli di distribuzione delle specie forestali consentono di stimare la suitability delle specie target e di indicare quali possano essere impiegate per la riforestazione o la rinaturalizzazione delle aree agricole più vulnerabili. Tutte le elaborazioni sono state realizzate in ambiente GIS ed i risultati organizzati in un geodataset corredato da metadati standard, pensato per essere consultabile e riutilizzabile, insieme a strumenti web di facile accesso.
Risultati climatici: più caldo, meno piogge e periodi secchi più lunghi
I risultati delineano un cambiamento netto. Le proiezioni indicano per il Salento un progressivo aumento della temperatura media annua compreso tra 1,5 e 2 °C rispetto al periodo 2011–2030, accompagnato da un incremento delle temperature massime e minime in tutte le stagioni. Le precipitazioni annuali risultano destinate a diminuire, in particolare nei mesi primaverili ed estivi, con una riduzione dei giorni piovosi e un aumento della durata dei periodi secchi. Cambia anche la geografia dei “tipi di clima”: il temperato umido, oggi presente in alcune aree, tende a scomparire, lasciando spazio all’espansione del clima mediterraneo caldo e, soprattutto nelle coste ioniche tarantine, del clima semi-arido caldo.
Impatti sulle colture: tra adattabilità e vulnerabilità senza irrigazione
Tradurre gli scenari in conseguenze agricole significa osservare come potrebbero reagire colture diverse. Secondo lo studio, olivo e vite manterranno una buona adattabilità, pur subendo uno stress idrico crescente. Cereali e legumi risulteranno più sensibili alla diminuzione delle piogge durante le fasi di sviluppo critiche. Le colture ad alto fabbisogno idrico, come mais e patata, diventeranno invece particolarmente vulnerabili in assenza di irrigazione mentre in aree già irrigue richiederanno aumenti notevoli di volumi. In questo modo, l’analisi fornisce indicazioni utili per leggere in anticipo la pressione climatica sulle produzioni e per orientare le scelte in un quadro che tende a diventare più caldo e più secco.
Rinaturalizzazione nelle aree colpite da Xylella: la vallonea come specie candidata
Accanto alla dimensione agronomica, il Task 3.2 include la valutazione della suitability forestale per sostenere progetti di rinaturalizzazione delle aree agricole colpite dalla crisi della Xylella. L’analisi individua specie arboree già diffuse o potenzialmente adatte; tra le candidate viene citata la vallonea (Quercus macrolepis), considerata un’opzione valida per aumentare la resilienza ecosistemica e favorire la creazione di corridoi ecologici nel territorio.
Prospettive future: adattamento coordinato e pianificazione più precisa
Lo scenario che emerge rende necessario un insieme coordinato di interventi. Lo studio indica come essenziale ottimizzare le pratiche irrigue e usare in modo più efficiente la risorsa idrica, selezionare varietà resilienti alle alte temperature e alla siccità e diversificare il ventaglio colturale per ridurre il rischio complessivo. L’integrazione di specie forestali autoctone in specifiche aree può contribuire a una maggiore resilienza ecosistemica ed alla rinaturalizzazione del paesaggio. In questo quadro, la disponibilità di strumenti digitali e banche dati geospaziali consente di pianificare con maggiore precisione le strategie di adattamento, basandosi su scenari climatici costantemente aggiornati.
Conclusioni: una base scientifica per scelte agronomiche e politiche
Entro metà secolo, il cambiamento climatico è destinato a modificare in modo significativo le condizioni ambientali e agricole del Salento. L’approccio sviluppato nel Task 3.2, che unisce analisi climatica, valutazione della vocazionalità e supporto GIS, offre una solida base scientifica per orientare scelte agronomiche e politiche. La transizione verso un’agricoltura più resiliente non potrà prescindere da pianificazione attenta, innovazione tecnologica e uso consapevole delle informazioni climatiche. Solo attraverso strategie integrate sarà possibile garantire la sostenibilità delle produzioni e la tutela del territorio colpito dalla Xylella.
Dal clima che cambia, nuove scelte per il Salento.
A cura dell’Ufficio Comunicazione Dajs – dajscomunicazione@gmail.com