Il Task 2.2, coordinato da Stefano Pavan (UniBa), parte integrante del WP2 dedicato al Capitale Naturale, ha operato un’analisi profonda e integrata della biodiversità agraria e forestale nel territorio del Distretto Jonico-Salentino (DAJS). L’obiettivo principale dell’attività è stato quello di identificare e valorizzare le risorse genetiche locali e introdotte, gettando le basi per un necessario rinnovamento del panorama colturale. Attraverso lo studio delle interazioni tra ambiente, pratiche sostenibili e componenti paesaggistiche, il progetto ha tracciato una rotta per la resilienza e la conservazione delle funzioni ecosistemiche del territorio.
La caratterizzazione delle risorse genetiche agrarie
Uno dei pilastri dell’attività ha riguardato il recupero e lo studio del germoplasma locale, analizzato sotto il profilo morfologico, produttivo, nutrizionale e molecolare. Le analisi condotte su 35 popolazioni locali di pomodoro hanno rivelato un’ampia variabilità nel contenuto di zuccheri, composti fenolici, pigmenti carotenoidi e attività antiossidante. Parallelamente, lo studio di 24 popolazioni di cima di rapa ha evidenziato differenze significative circa l’epoca di raccolta e le caratteristiche delle infiorescenze.
Cinque genotipi di olivo tolleranti a Xylella (e 4 cloni promettenti)
Per quanto riguarda il melone immaturo, nelle tipologie note come carosello, meloncella e barattiere, sono state individuate popolazioni con caratteristiche agronomiche superiori. Un contributo fondamentale è arrivato anche dal settore olivicolo, con la valutazione di 81 varietà locali che ha portato all’individuazione di cinque genotipi potenzialmente tolleranti a Xylella fastidiosa, oltre a quattro cloni derivanti da incroci mirati risultati particolarmente promettenti per produttività e adattamento.
Monitoraggio fitosanitario, catalogati 474 patogeni
Sul fronte della difesa, il progetto ha fornito un supporto cruciale agli operatori agroalimentari del territorio attraverso la catalogazione di ben 474 organismi nocivi. Questo vasto archivio comprende 160 insetti e acari, 129 funghi e oomiceti, 94 virus e virus-simili, 36 batteri, 29 nematodi e 26 fitoplasmi. Ogni dato è stato interconnesso all’EPPO Global Database per facilitare la consultazione su distribuzione, tassonomia e sintomatologia, rendendo più agevole la prevenzione della diffusione nel territorio. La ricerca ha inoltre approfondito la suscettibilità di specie chiave per la rigenerazione ambientale: sulla vite è stata identificata una correlazione tra il diametro dei vasi e la vulnerabilità alla Phaeomoniella chlamydospora, mentre sul melograno sono state individuate varietà tolleranti al marciume del colletto causato da Coniella granati.
Infine, uno studio sul mandorlo ha permesso di accertare la suscettibilità di oltre 30 varietà diffuse in Puglia verso patogeni come Taphrina deformans, Polystigma amygdalinum e il complesso delle monilie.
Vocazione territoriale e gestione dei fattori ambientali
Un impegno considerevole è stato dedicato alla definizione della vocazionalità territoriale per numerose specie. Il melograno è risultato la coltura arborea con la maggiore estensione potenziale, circa 270.000 ettari, seguito da fico, mandorlo, actinidia e pistacchio.
Negli areali olivicoli colpiti dall’epidemia, il carrubo è emerso come la specie più vocata con oltre 120.000 ettari, insieme al nespolo. Per le specie ortive, prove specifiche sul melone immaturo hanno permesso di determinare le forme di allevamento ideali, le tecniche di destagionalizzazione e l’uso di acque salmastre. In parallelo, la valutazione dell’impatto ambientale ha evidenziato come il monitoraggio dei marciumi sulla vite mostri una correlazione tra l’incidenza di Aspergillus sez. Nigri e la presenza della tignola, con conseguenti rischi di contaminazione da micotossine. Sono stati inoltre documentati deperimenti di recente rinvenimento su colture di fico e carrubo, consolidando la conoscenza delle avversità emergenti.
L’analisi del paesaggio e i servizi ecosistemici
L’analisi del paesaggio ha studiato il grado di frammentazione del territorio mettendolo in relazione con la diffusione di Xylella fastidiosa. Un dato di grande rilievo è che le aree ad alta naturalità, caratterizzate da elementi tradizionali come muretti a secco e boschi, mostrano una minore incidenza della malattia, suggerendo il ruolo cruciale della diversità paesaggistica nella regolazione ecologica. Le attività hanno incluso la creazione di un atlante cartografico dei servizi ecosistemici per lo stoccaggio del carbonio e la regolazione del ciclo idrico, integrando buone pratiche di gestione forestale sostenibile maturate anche grazie al confronto con progetti europei come LIFE. Nel suo complesso, il Task 2.2 fornisce gli strumenti scientifici e operativi per una rigenerazione dei sistemi agricoli e forestali del Distretto, promuovendo modelli produttivi capaci di valorizzare le risorse locali e affrontare le sfide ambientali del prossimo futuro.
A cura dell’Ufficio Comunicazione Dajs – dajscomunicazione@gmail.com