Non solo ulivi, vigneti, frutteti ma anche masserie, frantoi, pajare, antichi giardini. Nel grande progetto di “Rigenerazione Sostenibile dell’agricoltura nei territori colpiti da Xylella fastidiosa”, promosso sotto l’egida del Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino (DAJS), ogni tassello della ricerca contribuisce a ricomporre il mosaico di un nuovo Salento.
Tra questi, il Task 1.5 “Il contesto storico-culturale”, coordinato da Raffaele Casciaro dell’Università del Salento, ha avuto un obiettivo preciso e affascinante: restituire conoscenza e valore al patrimonio storico e culturale che intreccia da secoli il paesaggio agricolo salentino.
L’idea di fondo è semplice e rivoluzionaria insieme: non esiste rigenerazione agricola senza rigenerazione culturale. Il Salento non può rinascere solo attraverso nuove colture o tecnologie, ma anche riconnettendo la propria identità rurale – fatta di masserie, pajare, frantoi, antichi giardini e memorie orali – con le sfide della sostenibilità contemporanea.
Una mappatura per conoscere e custodire
Il primo filone di ricerca del team di UniSalento ha riguardato la mappatura dei beni archeologico-monumentali e storico-culturali del territorio, con particolare attenzione alle aree più colpite dal batterio, tra i comuni di Racale, Alliste, Ugento e Felline.
L’indagine ha censito e schedato 38 strutture tra masserie, lamie, pajare, frantoi ipogei, stalle e palmenti, oltre ad aziende di interesse per l’archeologia industriale.
Ogni complesso è stato esaminato direttamente sul campo, spesso in condizioni ambientali difficili a causa della vegetazione o dello stato delle colture, con rilievi fotografici accurati che ne documentano lo stato di conservazione e le tecniche costruttive.
Per ogni struttura è stata redatta una scheda di dettaglio, utile non solo alla conoscenza del patrimonio ma anche a una futura pianificazione territoriale sostenibile.
In questa prima fase, il paesaggio rurale è stato letto come un archivio vivente, dove le architetture e i materiali raccontano il rapporto secolare tra l’uomo e la terra.
Gli oggetti della memoria: un catalogo delle civiltà contadine
Un secondo filone ha affrontato la raccolta e catalogazione delle collezioni pubbliche e private di attrezzi agricoli e suppellettili domestiche, testimoni di una civiltà rurale che rischiava di andare perduta. Il gruppo di ricerca ha visitato sistematicamente musei, collezioni e archivi del territorio salentino, tracciando la storia di questi oggetti attraverso fonti notarili, catasti, scritture feudali e documenti amministrativi dell’antica Terra d’Otranto. Ne è nato un catalogo ragionato delle collezioni che offre una visione d’insieme sulla cultura materiale salentina, facilitando la loro valorizzazione e la futura messa in rete.
L’obiettivo è chiaro: rendere le testimonianze della civiltà contadina accessibili e fruibili, come parte integrante dell’identità e del paesaggio rigenerato.
Il giardino utile: la scienza dell’armonia rurale
Un terzo asse di ricerca si è concentrato su un tema di grande fascino: lo studio del “giardino utile”, ovvero quello costituito da specie arboree da frutto che un tempo circondavano masserie e casini rurali.
Il team coordinato da Casciaro ha ricostruito, attraverso i trattati agrari e architettonici dei secoli XVIII e XIX, le regole che univano coltura, estetica e funzionalità nella progettazione degli spazi rurali del Sud Italia.
È nata così un’antologia critica dei testi storici, organizzata come un glossario ragionato sull’arte dei giardini e dell’architettura rurale salentina.
Sulla base di queste conoscenze è stato realizzato un giardino sperimentale negli spazi esterni del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento (primavera-estate 2024), in cui sono state reimpiantate specie tradizionali locali. Un gesto simbolico e concreto insieme: un piccolo laboratorio vivente dove la tradizione diventa innovazione.
Voci, suoni e immagini del paesaggio rurale
Il quarto filone ha dato vita a un progetto innovativo e interdisciplinare: la creazione di un’audio-videoteca dei frammenti della cultura orale legata al mondo agricolo salentino. Attraverso un’ampia ricognizione di 51 prodotti audiovisivi – filmati, documentari, archivi sonori e podcast – provenienti da RaiTeche, Mediateca Regionale Pugliese, archivi privati e piattaforme digitali come Spotify, è stato costruito un database accessibile e in continuo aggiornamento. Questo archivio non è solo una raccolta di memorie, ma anche un indice ragionato delle rappresentazioni del paesaggio rurale, utile per analizzare come la cultura contadina sia stata narrata e percepita nel tempo.
Il risultato è una mappa sonora e visiva del territorio, che restituisce dignità e voce alle generazioni che hanno modellato il paesaggio salentino.
Un ponte tra memoria e rigenerazione
Attraverso questi cinque percorsi di ricerca – dalla mappatura architettonica alla raccolta delle memorie orali – il Task 1.5 ha dimostrato che la rigenerazione agricola non è solo una questione tecnica o produttiva, ma anche una questione di identità e memoria collettiva.
Il lavoro coordinato da Raffaele Casciaro rappresenta una delle radici più profonde del progetto “Rigenerazione Sostenibile”: quella che affonda nella storia e nelle forme della cultura materiale, per dare senso e direzione al cambiamento.
Nel Salento post-Xylella, recuperare il legame tra agricoltura, architettura e cultura non è un esercizio di nostalgia, ma un atto di lungimiranza.
Significa restituire valore a ciò che già c’è (i saperi, le forme, le parole) e farne la base di un futuro in cui il paesaggio agricolo rigenerato sia anche un paesaggio della memoria.
Sotto l’egida del Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino (DAJS), il Task 1.5 conferma che la rigenerazione del territorio salentino passa anche attraverso la conoscenza del suo passato: perché solo chi sa da dove viene può davvero immaginare dove andare.
A cura dell’Ufficio Comunicazione Dajs – dajscomunicazione@gmail.com